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venerdì 8 aprile 2011

La leggenda del morto contento

Da molti anni, da quando era assurto alla carica di delegato di Polizia, Geronzio Manichetta seguiva la stessa norma, valida per tutti gli atti criminosi: se c’era un morto, ormai era morto, inutile stare a rimestare nel torbido.
La mattina del 25 luglio 1843 era uno di quei giorni in cui il mite Lepido, sarto del paese, anziché stare a tavola, osservava le nuvole sul lago. Era un giorno di favonio, il vento di tempesta tipico della zona, un giorno in cui si annunciano i naufragi. Chi avrebbe mai osato sfidare le forze della natura per entrare in acqua mentre si preparava la bufera? Chi erano i due giovani che Lepido vide armare la barca per raggiungere l’altra sponda? I due che lo derisero quando li avvertì che non era la giornata giusta per prendere il largo?
Solo uno scemo l’avrebbe fatto, pensarono tutti quando il cadavere di un giovane, poche ore dopo, venne ripescato dall’acqua. Ma lo pensarono solo per un attimo, perché “lo scemo” in questione era nientemeno che Francesco Gorgia, unico figlio ed erede del più ricco e influente mercante del paese. Come se non bastasse l’unico testimone dell’imbarco, il sarto Lepido, aveva visto due giovani e non uno. Chi era l’altro? Si seppe presto che il disperso, compagno di avventure del rampollo bellanese, era un giovane altrettanto in vista, Emilio Spanzen, figlio dell’ingegnere ferroviario Kaspar Spanzen, amico del governatore autriaco, in visita a Bellano per la progettazione di una nuova importantissima tratta.
Andrea Vitali, senza lasciare i luoghi cari alla sua produzione letteraria, il Lario e i paesi che vi si specchiano, per la prima volta risale all’epoca lontana della dominazione austriaca. La sua ironia questa volta è più amara, è quasi un ghigno, come quello che si può trovare a volte sul viso di un morto suicida, che pure ride, quasi ne fosse contento. 
Libroteca 42
P.zza Montello, 18 Thiene (VI)
0445 372 196

mercoledì 25 marzo 2009

L'altra sponda di Lakewood


Con il nome di Lakewood si intende quella sponda del lago di Como colonizzata dalle star hollywoodiane, in primis George Clooney. Ma non è qui che sbarca Onorato Geminazzi, ma bensì a Bellano, un paese ricco di storia sulla sponda lecchese del Lario, allo sbocco della Valsassina.
E' qui che si svolgono le vicende dai romanzi di Andrea Vitali, l'ultimo dei quali, Almeno il cappello, è da poco uscito per Garzanti. Per quanto il lungolago di Bellano sia un luogo incantevole, una magnifica terrazza con vista, da cui si distende il promontorio di Bellagio con le sue dimore principesche, i giardini eleganti e i grandi alberghi, non sono queste le motivazioni che hanno spinto l'autore a fare di questo paese l'ambientazione dei propri romanzi. La causa è molto semplice, Vitali è nato e cresciuto in quei luoghi e oggi proprio lì esercita la professione di medico condotto. E rispetto ad oggi il paese degli anni tra il '20 e il '70 raccontato dall'autore è cambiato poco. Il centro storico è un reticolo di viuzze e medievali e piazzette su cui affacciano rade botteghe. Tra queste viuzze si svolgono le vicende della scalcagnata fanfara guidata dal maestro Zaccaria Vergottini, prima cornetta e direttore.
In Almeno il cappello, Andrea Vitali racconta la gloriosa avventura del Corpo Musicale Bellanese, le mille difficoltà dell'impresa e la determinazione di chi volle farsene artefice. A ritmo di valzer e mazurca, con il contorno di marcette e inni, Andrea Vitali s'inventa un'altra storia tutta italiana, fatta di furbizie e sogni, ripicche e generosità, pettegolezzi e amori.
Libroteca 42
P.zza Montello, 18 Thiene (VI)
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