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lunedì 21 febbraio 2011

Mammut

Benassa è lo storico, coriaceo rappresentante sindacale dei lavoratori alla Supercavi di Latina-Borgo Piave. La tuta blu sull'anima, la trattativa nel sangue, era il terrore di ogni direttore del personale. Tutti i comunicati che emetteva il Consiglio di fabbrica, li componeva lui di notte. Ed erano poemi. "Mazzate a rotta di collo sull'Azienda e su tutti i Dirigenti. Come movevano una paglia, lui li tartassava sopra la bacheca." Sapeva fare solo quello. E solo quello aveva sempre fatto. Per anni ha guidato le lotte dei compagni, tra cortei e blocchi stradali, picchetti e occupazioni, conquiste e delusioni, ma ora che bisogna combattere l'ultima decisiva battaglia sindacale, la gloriosa azione collettiva per tenere la fabbrica aperta e sul mercato, Benassa è stanco. Sul punto di mollare. O forse no. Dopo un'occupazione epica della centrale nucleare di Latina, in due giorni di febbrile clausura nel sepolcro dello stabilimento, Benassa cerca di spiegare ai propri compagni le sue ragioni. Perché dopo vent'anni spesi a lottare per loro sta per cedere alle richieste del capo del personale? Perché è sul punto di accettare di essere pagato per stare fuori dalla fabbrica? 
Questo è il primo libro di Antonio Pennacchi, vincitore del Premio Strega 2010 con Canale Mussolini. E' il suo romanzo d'esordio, una grande epopea operaia scritta nel 1987, quando era lui pure come Benassa operaio in Fulgorcavi, e il suo eccentrico talento doveva vedersela coi turni di notte alle coniche e alle bicoppiatrici. Sono trascorsi più di vent'anni, e questo romanzo sulla classe operaia e le lotte sindacali assomiglia quasi a un saggio storico. Mammut venne pubblicato solo nel 1994 da Donzelli Editore.
 "L'hanno rifiutato 33 editori, per un totale di 56 volte, a dimostrazione di quanto acuta sia la sensibilità dell'editoria italiana per la 'questione sociale'." Revelli
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venerdì 10 dicembre 2010

I premi letterari del 2010

Michela Murgia, Antonio Pennacchi e Elizabeth Strout sono i tre vincitori rispettivamente del Premio Campiello, dello Strega e del premio Bancarella. I tre romanzi sono:
Tre libri ideali per gli amanti delle letture un più impegnative. Naturalmente anche gli altri finalisti dei tre premi sono romanzi di tutto rispetto, e possono essere considerati degli ottimi regali per soddisfare i lettori più accaniti: ricordo Acciaio di Silvia Avallone, che ha vinto il premio Campiello Opera Prima. Niente ci vieta di consigliare, per chi non li avesse ancora letti, i romanzi vincitori degli anni precedenti:
- Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009);
- La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (Premio Strega 2008);
- L'armata perduta di Valerio Massimo Manfredi (Premio Bancarella 2008);
- Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing (Premio Bancarella 2007);
- Venuto al mondo di Margaret Mazzantini (Premio Campiello 2009) ;
- Rossovermiglio di Benedetta Cibario (Premio Campiello 2008).
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venerdì 2 luglio 2010

Il vincitore del Premio Strega: Canale Mussolini

Ieri Antonio Pennacchi è stato proclamato vincitore del Premio Strega con 133 voti, sorpassando Acciaio di Cinzia Avallone di solo quattro voti; mentre Paolo Sorrentino si classifica al terzo posto con Hanno tutti ragione.

Ma cos'è Canale Mussolini? Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

Pennacchi ripercorre una parte della storia recente d'Italia: la bonifica delle paludi Pontine attuata negli anni Trenta dal governo fascista comandato da Mussolini. Ma lo scrittore non si ferma qui perché narrare la storia di questa grande e complessa famiglia, e di tutti i suoi componenti, vuol dire ripercorrere un pezzo di storia personale, dato che Pennacchi è figlio di coloni Veneti "emigrati" nel Lazio proprio per la bonifica.

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